Carissimo Mimmo,

saluto te e saluto tutti i presenti. Porto i saluti del Sert di Agnone. E, insieme, penso che, intanto, possiamo dare gli auguri di “Buon onomastico” a chi si chiama “Antonio” o “Antonia”. C’è qualcuno qui in sala?...

   E poiché siamo nel giorno dedicato a chi si chiama Antonio, colgo l’occasione per ricordare lo scrittore Antonio Grano, calabrese di Cosenza ma vissuto a Macchia di Isernia, deceduto prematuramente nello scorso mese di aprile. Vi chiedo di fargli un applauso anche perché ha scritto tanto su temi e personaggi molisani e isernini, in particolare. Grazie! Grazie anche da parte della figlia Valentina che non è potuta venire qui perché aspetta di partorire da un giorno all’altro e attraverso me porge un caloroso saluto a Mimmo e a tutti Voi.

   Riguarda il tuo libro “Se Giulio non cambia…” vorrei fare tre brevissime considerazioni, pure perché chi ci ascolta deve poter portare a casa possibilmente pochi ma chiari messaggi su cui, poi, volendo, potrà fare le proprie riflessioni o gli approfondimenti che desidera. Chiedo scusa se leggo, ma non vorrei che, parlando a braccio (come si suole dire), io possa dimenticare qualche utile passaggio.

Prima considerazione. Il tuo essere sacerdote.

   Nel libro ricorre spesso il riferimento alla tua vocazione verso il sacerdozio, meta poi non raggiunta come sacerdote di una chiesa o di una religione. Ma io penso che tu sei sacerdote nell’anima e tale carisma (perché di carisma si tratta) ti caratterizza pure come medico, come terapeuta che ama e difende la vita. Non a caso Antonella Musitano nella sua post-fazione al tuo romanzo ha scritto che il messaggio finale del libro è proprio un inno alla vita!... Se dobbiamo credere all’etimologia, sacerdote è colui che conduce al sacro, colui che lo indica e ne fa culto. Perciò, è sacerdote chiunque ami la vita, la riproponga, la difenda e la valorizzi. Sono sacerdoti i genitori, i medici, i docenti, i responsabili delle istituzioni, le forze dell’ordine, gli intellettuali e gli artisti … insomma, tutti coloro che hanno capito che il loro lavoro, il loro stare al mondo sia una vera e propria “missione” per il bene sociale e il miglioramento della vita dell’umanità e del pianeta.

Seconda considerazione. Chi distrugge la vita.

   E chi distrugge la vita?... Chi induce le persone a distruggere la propria esistenza, anche con le droghe?... Chi fa la guerra, chi inquina, chi ruba e via delinquendo … sono questi anti-vita i contro-sacerdoti. Tra bozze iniziali e finali, avrò letto questo tuo libro almeno 4-5 volte. Non ti nascondo che questa volta, rileggendo il romanzo nella nuova veste, bellamente confezionata dall’editore Gangemi, ho provato proprio tanta rabbia perché il periodo di rilettura ha coinciso con la cronaca nera dei “Ladri dell’Expo di Milano” prima e dei “Ladri di Venezia” dopo. Tanto è che ho scritto un articolo evidenziando il fatto che i primi 25 milioni di euro, accertati dalla magistratura veneziana sulle ruberie al Progetto lagunare del Mose, sarebbero bastati a ultimare e rendere operativo il nuovo ospedale di Agnone, che oggi, incompiuto, rischia di diventare un rudere e un monumento agli sprechi della classe dirigente politico-amministrativa molisana e italiana.

   Ma c’è di più. Ho pensato ai 5 mila miliardi di lire (cioè 2 miliardi e mezzo di euro) bruciati dalla politica calabrese e nazionale negli anni sessanta e settanta per le cosiddette “cattedrali del deserto” realizzate e mai funzionate nella sola Calabria. Mi riferisco all’impianto Liquichimica di Saline Joniche vicino Reggio Calabria, un gigante che si sta arrugginendo sempre più. Mi riferisco all’impianto della Sir di Lamezia Terme, un altro colosso chimico costruito e mai partito, o al disastro patìto dalla Piana di Gioia Tauro per il mai costruito Quinto centro siderurgico.

   Cito queste nefandezze industriali mai rese produttive ma ne potrei citare altre sia per la Calabria che per il resto d’Italia. E le cito perché hanno a che fare con te personalmente e con il Giulio del tuo libro. Ma anche con tutti noi che subiamo quotidianamente le malefatte di quei politici e di quegli industriali che, con la scusa del Sud, hanno drenato e rubato decine di migliaia di miliardi di lire a tutti i contribuenti italiani e in particolare a noi meridionali, rubandoci persino la speranza!

   E cito queste colossali ruberie perché è stato calcolato che se lo Stato avesse suddiviso quei soldi per gli abitanti del Sud, specialmente affidandone quote direttamente ai disoccupati e alle famiglie, a quest’ora tuo padre non sarebbe dovuto emigrare in Germania, ma avrebbe avviato un dignitoso studio fotografico e la tua famiglia avrebbe potuto continuare a vivere a Platì o comunque in Calabria senza allontanarsi troppo dal proprio ambiente vitale. E Giulio, il tuo Giulio del romanzo forse non sarebbe incappato nella droga perché avrebbe probabilmente avuto chi poteva seguirlo o attrezzature sportive o musicali o teatrali o artistiche dove impegnare meglio la sua adolescenza.

   Quindi, i ladri di Stato derubano vera vita al popolo. Pensiamoci ogni volta che esce fuori uno scandalo. E per uno scandalo che viene a galla chissà quanti altri restano silenziosi ma non per questo meno dannosi per la nostra comunità. Per evidenziare tutto ciò mi verrebbe voglia di dedicare una sede di culto a Santo Popolo Martire. Ma mi verrebbe pure voglia di affidare per legge questi ladri al Sert per curare la loro cleptomania o cleptopatia.

Terza e ultima considerazione. Il valore catartico del romanzo.

   In tutto il tuo romanzo emerge, qua e là, la necessità di una purificazione personale, familiare e sociale. Il messaggio finale, affidato proprio e non a caso a Giulio nella pagina conclusiva del libro, la 186, è una specie di manifesto catartico, una prescrizione quasi medica di purificazione e di nuovo impegno personale e sociale. Anche per le considerazioni prima fatte, sentiamo un po’ tutti che questa nostra società e forse l’umanità tutta hanno estremo bisogno di purificarsi e di elevarsi a valori degni di essere vissuti. E non a caso tu stesso affermi nella tua introduzione alla pagina 9 … “Se Giulio non cambia …” verrebbe da parafrasare “Se il mondo non cambia …”. Come possiamo vedere dalla prima tua pagina introduttiva, la 9, fino all’ultima pagina, la 186, il cerchio discorsivo si chiude in modo catartico, salvifico. Il valore catartico, purificatorio e salvifico che tu contempli e proponi in questo tuo libro ti esaltano vero “sacerdote sociale”. E a proposito di “catarsi” … di “purificazione” recentemente ho scritto un articolo in cui ho proposto di realizzare proprio uno “sciopero catartico generale nazionale” il 4 ottobre giornata dedicata a San Francesco d’Assisi, la cui povertà possa illuminarci tutti a vivere in modo frugale anche per dare spazio e vita a tutti.

   Mi fermo qui, anche se è ovvio che le considerazioni da fare sarebbero davvero innumerevoli e tutte di elevatissimo livello etico e sociale. Ma lasciamo ai lettori il gusto di scoprire il tuo capolavoro nei minimi dettagli. Perciò, porgo le mie più fraterne congratulazioni e te per l’Opera che hai donato alle presenti e alle future generazioni. E porgo un augurio di ottima lettura ai nostri amici qui presenti e a quelli che avranno la possibilità di leggere e di beneficiare di questo tuo grande libro.

Grazie e buona sera a tutti.

Mimmo Lanciano

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