30 Gen 2024

Il potere logora chi ce l’ha

Il potere logora

Credo che tutti sappiano della celebre frase dell’ex Presidente del Consiglio Giulio Andreotti: Il potere logora chi non ce l’ha.

Il famoso politico italiano intendeva dire, naturalmente, che coloro che aspirano al potere si affannano quotidianamente per raggiungere sempre più posizioni di maggior vicinanza al comando in un estenuante esercizio di ambizione smodata, capace perfino di derogare ad ogni principio etico. Senza dubbio un esercizio logorante.

Nel contempo, invece, chi il potere lo possiede si godrebbe senza affanni privilegi e gratificazioni di ogni genere. Come se il potere, particolarmente quello politico, fosse il raggiungimento del massimo piacere esistenziale.

A me, invece, risulta più veritiero, smentendo quella famosa battuta di perfetto stile andreottiano, affermare il contrario: Il potere logora chi ce l’ha”.

Intanto, non ho mai visto un politico soddisfatto nemmeno se siede sullo scranno più alto della gerarchia del potere. Sempre in affanno per non perdere la propria posizione, sempre alla ricerca di un piacere ulteriore, di una gratificazione più remunerativa. Insomma, una quotidianità vissuta con l’incubo costante di perdere qualcosa. C’è un tale attaccamento a quella sospirata poltrona tanto che il possessore del potere giunge a dichiarare perfino apertamente di non voler mai distaccarsene. E agisce di conseguenza. Un logorio interiore che spesso si traduce in ansia e depressione.

Somiglia tanto questo comportamento, mi perdonino i mestieranti della politica, a quello dei tossicodipendenti che vivono nel terrore di non poter possedere anche per una sola volta la razione quotidiana della sostanza. L’incubo della perdita è certamente superiore a quello dell’aspirante al potere che comunque conserva dentro di sé la speranza di poterlo raggiungere. Ecco, il potere è simile alla droga che induce dipendenza e può causare, in sua assenza, una grave crisi di astinenza. Come dire che nel funzionamento dei circuiti neuronali e delle strutture cerebrali si realizza, nel possesso del potere, un’eccessiva stimolazione dopaminergica che rende meno ambìti altri piaceri a fronte del piacere del comando.

A questo punto sorge spontanea una domanda: “Ma l’esercizio del potere è una droga? O forse non potrebbe essere, come diceva Paolo VI, il più alto esercizio di carità?”

Le distanze sono abissali tra i due concetti. Voglio essere ottimista e pensare che qualcuno di chi governa nella piccola o nella grande realtà abbia nel suo intimo, nella sua coscienza, questo secondo modo di sentire. In tal caso il potere potrebbe non logorare né l’uno né l’altro, né chi gestisce il comando né chi vi aspira.

Ma la realtà forse è diversa e il potere finisce di logorare maggiormente proprio quelli che lo detengono. Li vedo logorarsi in fantasiose elucubrazioni e in ipocrite enunciazioni di avere a cuore la sorte dei governati. Si ripropongono al giudizio popolare come depositari di verità nella speranza che la gente ci creda. Purtroppo, spesso riescono bene perché, come diceva un motto latino, vulgus vult decipi (il popolo vuole essere ingannato).

Gli aspiranti al potere, al contrario, non si logorerebbero affatto se pensassero che, nel caso vi dovessero accedere, dovrebbero mettersi al servizio della comunità senza badare al proprio tornaconto ma esclusivamente al bene comune. Essere politici con la P maiuscola. Un impegno sociale che richiede sacrificio, umiltà e spesso può risultare avaro di umana gratificazione. Altro che logoramento!

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Domenico Barbaro

Domenico Barbaro

Di origine calabrese, sono nato a Platì (RC), un paese arroccato alle estreme propaggini dell’Aspromonte volte verso la costa ionica. Dopo aver fatto gli studi superiori mi sono trasferito a Roma dove ho conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università “La sapienza”.